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acquario nostrano

Matteo Noè

Utente
Buongiorno a tutti.

Ho deciso di aprire questa discussione dopo aver letto quella di exo62, parla del lago di Mergozzo, della fauna lombarda e mi ha fatto tornare alla mia infanzia. Parlerò di esperienze risalenti a 20-25 anni fa quando ero bambino e quando nacque il mio amore per i pesci.
Allora come poi per tutta la vita, si trattasse di osservarli nell'acquario, nel laghetto che all'età di 15 anni scavai (e di cui magari in seguito parlerò) con le mie mani e l'immancabile badile o di pescarli in ogni modo e in ogni luogo, torrente, fiume, lago o mare ha sempre avuto poco importava, l'unica cosa che contava erano loro, i PESCI!!

Sono nato nelle campagne del sud-ovest milanese in una famiglia di agricoltori e ho trascorso la mia infanzia scorrazzando per i campi di mio padre e stando a mollo nei fossi.
Capitava a volte quando mi trovavo in cascina di vedere qualche pesce rosso nel fosso in mezzo alla corte.
Quando accadeva un cugino di mio papà, Ernesto abilissimo pescatore e bracconiere di grande esperienza li pescava per me, in un modo che ancora oggi non sono riuscito a spiegarmi, prendeva il badile, poi dando con lo stesso uno schiaffo violento all'acqua vicino al pesce in questione lo stordiva e lo risucchiava sul badile stesso poi risollevandolo di scatto, lanciava il pesce sulla riva dove io ero in agguato pronto a recuperarlo. Non ci crederete ma non sbagliava un colpo nonostante ai tempi non fosse più un giovanotto!!

Ma eccoci al punto, quando io avevo circa 7-8 anni, mio padre uomo tuttofare, si chiuse in cantina e saldando degli angolari in ferro prima e incollando i 5 vetri poi, costruì il mio primo acquario.
Me lo ricordo bene vetri di 4mm e profili rossi, di 1cm direi, con una capacità di 30-35 litri.
In questo acquarietto andavano a finire i pesci rossi che riuscivo ad acchiappare, inizialmente tenevo solo i pesci, senza nessun tipo di arredamento, filtro, pompa o aeratore. I malcapitati li catturavo, li mettevo in vasca e dopo qualche giorno li rilasciavo in libertà, dove li avevo presi. Successivamente mi evolvetti attrezzandomi di un aeratore a batteria di quelli che si usano per ossigenare l'acqua nel secchio del "vivo", ovvero le esche vive, i pescetti esca per pescare i lucci, di solito triotti, una specie autoctona delle acque italiane ed europee. Allora grazie a quella novità provai a tenere più a lungo i pesci in vasca, cambiando l'acqua ogni tanto e provando ad alimentarli, inizialmente con delle briciole di pane poi con del mangime in scaglie comprato sul mercato .

Dentro a questa vaschetta in seguito provai ad inserire, carassi (che è poi il pesce rosso senza rosso, anche se più di uno acqusì il colore vivendo in acquario, forse grazie all'alimentazione), vari pesci rossi che tra l'altro potevano essere rossi, neri, rosso-neri, gialli o giallo-neri, dei MERAVIGLIOSI "gobbi" (nome dialettale milanese del persico sole) e delle gambusie (questo è un pesce dal nome dialettale non elegantissimo, cioè "mangiamerda ", che penso sia parente se non membro della famiglia dei poecillidi).

CARASSIO E PESCE ROSSO

carassio.jpgpesce rosso.jpg

continua....
 

Matteo Noè

Utente
PERSICO SOLE E GAMBUSIA

persico sole.jpggambusia.jpg

Il tempo passò e in occasione del mio, credo tredicesimo compleanno, mio zio Emilio, di professione vetraio mi regalò il primo acquario "serio", costruito da lui, lungo circa 75cm (non ricordo le misure precise), profondo 30 e alto 35 per un totale di circa 75 litri, ma con una sezione dedicata a filtro, pompa e riscaldatore che copriva interamente uno dei lati corti, con luci al neon montate sugli appositi supporti e coperto da dei bellissimi coperchi in cristallo viola scurissimo, quasi nero. Fu una vera svolta!

Questo upgrade mi permise di sperimentare molto di più.

Inserii del ghiaino fine, qualche sasso e cercando di progredire anche con l'arredamento, andai nel mio fosso preferito e prelevaii quelle che oggi ho scoperto essere delle vallisnerie, o piante talmente simili alla vallisneria da non permettermi il riconoscimento e le piantai.
Crebbero rigogliose fino ad infestare l'intera vasca e provai ad inserire nuove specie come il cobite, lo scazzone, il persico reale e il persico trota (questi ultimi due solo in fase giovanile ovviamente, a causa delle misure che raggiungono, in età diciamo adulta).

COBITE SCAZZONE

cobite.jpgscazzone2.jpg

PERSICO REALE E PERSICO TROTA

persico reale.jpgpersico trota.jpg

ALBORELLA

alborella.jpg

continua...
 

Matteo Noè

Utente
Il persico sole, ma soprattutto il persico reale e a maggior ragione il persico trota, sono predatori di un certo spessore, per cui qui si complicò un pochino il discorso alimentazione, all'inizio mentre i pesci erano MOLTO piccoli risolsi con qualche pezzo di lombrico ma poi quei pesci crebbero (non ho specificato, ma le specie elencate ovviamente non erano in vasca tutte insieme o almeno, direi che soprattutto i predatori hanno girato in vasca a turno) e allora iniziai ad andare, tanto per cambiare nei miei amati fossi, ma stavolta con la rete per catturare un po' di novellame di altre tipologie di pesci, in maggior parte alborelle, che rappresentano il cibo naturale dei predatori che avevo nell'acquario. Quindi un paio di volte alla settimana, stivaloni ai piedi, rete e via a far passare tutti gli angoli più nascosti, dove i vari avanotti potevano trovare un riparo.

I vari persici erano uno spettacolo di colori e di comportamenti, soprattutto nel momento della caccia, quando aspettavano fermi in agguato, immobili tra le piante o dietro una roccia, con le pinne tese pronti a scattare nel momento in cui un'alborellina capitava a tiro.
Purtroppo le dimensioni della vasca non mi permisero di tenere questi ultimi 2 pesci (p. reale e p. trota) per molto tempo, ma fortunatamente la mia attività di pescatore mi consentì di catturare gli esemplari che misi nell'acquario quando ancora misuravano pochi centimetri.
Quando li pescai se avessi dovuto incontrare dei guardiacaccia, come minimo mi avrebbero dato 2 anni di galera, visto che il p. reale sarà stato 3cm e il boccalone (p. trota ) 4cm, entrambi assolutamente al disotto della misura minina consentita dai regolamenti di pesca! Ma misura a parte, che già serebbe stata sufficente ad acchiappare una supermulta, il problema è che comunque li catturai con la rete, vietatissima di sicuro almeno in Lombardia.

Riuscii comunque a riprodurre in maniera sufficentemente fedele un angolino di roggia o di stagno lombardo, cambiai allestimento mille volte nel tempo.
Ancora oggi trovo che i pesci nostrani possano riservare grandi soddisfazioni in acquario, anche se sicuramente sarebbe meglio riservare una vasca molto più capiente a queste specie, ma mi riservo di tornare a questo biotopo un domani appena ne avrò la possibilità, sia come spazio che come disponibilità economica sperando che nel frattempo il "progresso" non le abbia distrutte.

.

.

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PS: mi scuso fin d'ora con chi mai fosse interessato, perchè temo fortemente di non possedere fotografie di queste esperienze, dato che in quegli anni nella mia famiglia non vi era l'usanza di farne molte e perchè quando si è un ragazzo di 10 o 15 anni difficilmente si pensa che un giorno le cose cambieranno e magari alcune non ci saranno più .
Per cui questa è la storia e spero a qualcuno sia piaciuta perchè a me ha fatto piacere ricordare quei momenti. :104:
 

SusannaGi88

Moderatore sez. principianti e benvenuto
Ogni storia è bella. Grazie per aver condiviso l'inizio della tua :)

Negli anni hai avuto modo di allevare i pesci nostrani che hai incontrato da ragazzo?
 

Hank

Socio AIC
Grazie per la condivisione Matteo, gran bella storia.
A me gli acquari nostrani mi han sempre affascinato, pensa che prima di dar via il 120 cm ci volevo mettere un gruppetto di persici sole...:)
 

Miles

Moderatore
bella storia, a me piacerebbe tenere gli spinarelli, ma un amico che ci ha provato di recente mi ha detto che sono molto delicati, soprattutto riguardo alle temperature.
Miles
 

Matteo Noè

Utente
Grazie mille a tutti ragazzi.
Confermo l'assenza di prove fotografiche sia dell'esperienza acquariofila che di quella fatta in seguito con il laghetto, ma questa sicuramente una volta riordinate le idee proverò a desciverla. :cool:
Susanna ho tenuto in acquario tutte le specie che ho elencato, alcune per periodi di tempo più lunghi anche un paio d'anni credo, invece se per allevamento intendi riproduzione vera e propria di alcune specie, allora qualcuna sicuramente, o almeno penso, si riprodusse nella peschiera come proprio il persico sole con cui voleva cimentarsi Luca (rituale fantastico tra l'altro), mentre in vasca gli unici di cui vidi gli avanotti furono le gambusie e chi altro se no! Vi ho detto che secondo me sono parenti dei guppy!:D

Molto interessante lo spinarello ma sicuramente era fuori dalla mia portata, per vari motivi primo tra i quali il fatto che dalle mie parti anche qualche anno fa era sconosciuto, cioè io lo avevo visto sui libri ma nei corsi d'acqua nella mia zona non era presente per cui non sarei stato in grado di procurarmelo, penso sia un pesce che sta in acque piuttosto fresche e poi se anche fossi riuscito a recuperarlo non credo sia una specie molto semplice da allevare.
Conosci il parco ittico di Villa Pompeiana nella zona di San Pietro all'Olmo, è un parco costituito dal tratto di un canale con aste, curve e anse, suddiviso in in sezioni più piccole dove sono allevati i vari rappresentanti della fauna ittica italiana e so che anche lì, almeno fino a dieci anni fa quando ero stato l'ultima volta, avevano problemi ad allevare lo spinarello. Credo in primis a causa della temperatura elevata dell'acqua dei canali nel sud milanese e poi per il fatto che richiedono una qualità dell'acqua elevatissima.
Forse questa specie sopravvive in qualche risorgiva ma non ho mai sentito parlare di luoghi dove è presente.:104:

Le fauna dei nostri fiumi e laghi mi ha sempre affascinato ma sempre di più questi animali sono messi a rischio da errori di vario genere. Già io ho visto meno di mio padre:( ma alla prossima generazione cosa resterà ?!?:confused:
 

mauro

Socio AIC
sinceramente io gli spinarelli, mooooolti anni fa (....anni settanta!!!!), per alcuni anni li ho tenuti, riprodotti in acquario ed allevati fino alla terza generazione. Sono effettivamente delicati, ma non da renderne impossibile l'allevamento. Ci scrissi anche un articoletto sulla rivista Aquarium di tanti anni fa... forse il mio successo derivò dal fatto che gli esemplari di partenza li avevo presi attingendo ad una popolazione presente nella pianura umbra, in un fossetto con acque non particolarmente fredde e quindi più adattabili alle condizioni dell'acquario.
 

livleo

Presidente AIC
Membro dello Staff
Anch'io ho avuto problemi di allevamento con gli spinarelli se la temperatura supera i 20ºC. Tendono a smagrire, non cibarsi, essere apatici. Ho avuto anche problemi perché si ammalano molto facilmente di Ichthyo. Insomma pesci delicati, a differenza dei pesci sole, i Lepomis, e i vaironi. Ghiozzi e sanguinerole tendono ad avvicinarsi maggiormente agli spinarelli per caratteristiche anche se si ammalano più difficilmente. Occorrono vasche refrigerate con questi pesci.
 

Matteo Noè

Utente
Fantastico!!! Io uno spinarello non l'ho nemmeno mai visto dal vivo!!

Mi inchino davanti alla vostra esperienza e sia chiaro non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, solo mi piacerebbe raccontare le esperienze di un ragazzino che allora non aveva nemmeno nessuna cognizione di causa! E chi lo sa magari apprendere nozioni utili se un domani dovesse ripresentarmisi l'occasione di poter tenere in acquario qualcuno di questi meravigliosi pesci.

Adesso riordino un attimo le idee poi se vi va racconterò di un'altra piccola esperienza.:104:
 

Matteo Noè

Utente
La mia passione per la campagna e per la vita all'aria aperta ancora una volta mi aveva portato ad aggirarmi alla ricerca di avventure fuori casa, un giorno d'autunno del '95, mi pare. Ero con il mio amico Alex e ci trovavamo nelle campagne dietro la chiesa del paese, dove c'era il vecchio allevamento di anatre della parrocchia ed è proprio li vicino che andai a finire.
Dopo una breve perlustrazione mi scoprii attaccato al cancello d'ingresso ad osservare quanta erbaccia e quante sterpaglie fossero cresciute nell'allevamento, negli ultimi anni di abbandono, dopo la morte di Domenico, il sacrestano che si occupava delle papere.
Il terreno era diviso in tre, gli appezzamenti così ottenuti erano, ognuno a sua volta, separati a metà da una rete e sulla superficie erano presenti tre "baracche" di legno, dove le anatre salivano la sera a dormire e a deporre le uova, che poi venivano raccolte e incubate per vendere i pulcini. Sul lato opposto dell'appezzamento vi era un piccolo fosso che attraversava tutti i tre terreni, una volta utile a far bagnare i volatili.

Immediatamente iniziai a fantasticare e ad immaginarmi indaffarato la dentro, già vedevo tutto pulito e in ordine come se fosse un giardino con piante, fiori, animali e soprattutto PESCI!!!
Ci pensai un pò e dissi ad Alex:"Cosa ne diresti se andassimo a fare un giro dal don per chiedere questo posto in PRESTITO?".:confused:
Così fu e qualche giorno dopo avevamo le chiavi del lucchetto, con l'accordo di entrare pulire e utilizzare liberamente tutto lo spazio, a patto che il curato ne potesse disporre nel momento in cui ne avesse avuto nuovamente bisogno. Ci fecimo un MAZZO stratosferico per giorni, forse per settimane ma pulmino dappertutto, strappammo una montagna di sterpi alti un paio di metri, responsabili di aver infestato tutto lo spazio e che grazie alla stagione per fortuna erano secchi, e li bruciammo. Potammo le piante, una quercia, tre salici piangenti (vicini al fosso), alcuni giovani salici bianchi (nati in modo spontaneo e che in parte estirpammo) e un olmo molto vecchio, praticamente morto che alla fine tagliammo alla base. Pulimmo il fosso dai residui di foglie secche e rami che si erano depositati sul fondo e ripristinammo l'immissione di acqua dal canale soprastante che negli anni si era completamente azzerata, con due tubi interrati.

SALICE PIANGENTE e SALICE BIANCO

salice piangente.jpg salix_alba3.jpg

QUERCIA e OLMO

quercia.jpgontano.jpg
 

Matteo Noè

Utente
Inizialmente con solo uno dei due tubi riuscimmo ad ottenere un risultato soddisfacente (quello diretto nel fosso principale).

Durante il periodo di asciutta (i fossi e i canali alimentati dal naviglio subiscono da sempre 2 periodi, generalmente di 15-20 giorni 1 mese ogni anno, in cui le porte sul Ticino vengono chiuse asciugandoli per permettere la manutenzione del naviglio stesso, generalmente a marzo e a settembre) tagliammo la riva che separava l'allevamento dal cavo Mainoni a forza di badile e interrammo nel taglio un tubo con un diametro di 8-10cm.
Approfittando di questo periodo scavammo anche un pochino il fondo del nostro fossetto, portandolo ad una profondità di circa 80cm al centro (la larghezza era 1 metro direi) e anche grazie al materiale estratto dal fondo riparammo le rive, che erano state scavate dalle stesse anatre per cercare qualche insettino o vermetto durante le loro nuotate, nonostante le rive fossero sorrette da pali e tronchi che conferivano al fosso una precisa sezione a U.

Successivamente, per la verità non aspettammo molto, fummo o meglio fui, ero sempre io a spingere per i vari "allevamenti" si trattasse dei pesci o di qualsiasi altro animale (quando ho dovuto lasciare la peschiera al mio "successore" avevo allevato o provato ad allevare oltre ai pesci di cui poi parlerò più dettagliatamente, capre, oche, anatre, galline, conigli, quaglie, piccioni, tortore, cocorite e canarini nel periodo estivo, più un tentativo fallito miseramente in pochi giorni con delle gallinelle d'acqua selvatiche), preso da manie di grandezza e volli ampliare il fosso.
Allora ancora una volta entrò in gioco l'ormai mitico BADILE :p e utilizzando come punto di partenza quelli che erano gli scivoli per l'ingresso in acqua delle anatre, realizzammo l'opera (parti contornate di rosso nel disegno).
Per prima cosa scavammo un fossetto, forse è meglio chiamarlo solco, una ventina di centimetri di larghezza e altrettanti di profondità con una seconda presa d'acqua nel cavo Mainoni, rappresentata come nel caso dell'altra, da un tubo di diametro 8-10cm.
Questo nuovo fossetto tra l'altro risolveva un problema di ristagno idrico che rendeva piuttosto "paludosa" la parte Ovest del mio appezzamento adiacente a quest'ultimo canale, drenando buona parte del liquido. Questa zona umida alla fine poi neanche mi dispiaceva perchè grazie alla presenza di acqua praticamente 11 mesi l'anno, era possibile la crescita di una flora spontanea meravigliosa, tipica delle paludi con canne e un sacco di altre piante bellissime, ma dovevo limitarla altrimenti oltre la metà dell'appezzamento sarebbe risultata fangosa.

PIANTA PESCHIERA

peschiera.png peschiera mairano-1.png

CANNETTE, GIIUNCO e TIFE

cannette.jpg giunco.jpg tife.jpg
 

Matteo Noè

Utente
Passammo poi alla realizzazione del laghetto, che richiese una discreta dose di sudore e fatica date le dimensioni e ovviamente alla totale assenza di mezzi meccanici motorizzati!!! Il laghetto finito misurava oltre 2m di diametro e 1m di profondità, profondità che andava a scalare in corrispondenza del canaletto di uscita salendo a circa 40cm di altezza. In seguito su questo gradino piantai alcune piante di numphar prelevate dai fossi nei dintorni e una ninfea rosa regalatami da un'amico, entrambe attecchite e fiorite regolarmente ogni estate. Ovviamente abbellii anche le rive con piante e fiori di vario genere prime fra tutte quelle di Iris gialli tipici delle nostre campagne.
L'ambiente presto si riempì di rane e fauna bentonica. Spesso poi ricevevo la visita di uccelli selvatici come aironi, anatre, gallinelle nonchè di enormi TOPONI!!

NUMPHAR, NINFEA ROSA, IRIS

numphar2.jpgninfea.jpgiris.jpg

FAUNA BENTONICA

fauna bentonica.jpg

Ma veniamo ora a ciò che più interessa a tutti noi, i PESCI!!!
La peschiera venne inizialmente popolata con pesci di piccola taglia, diciamo quelli più semplici da catturare quindi alborelle, triotti, scardole, cavedani e qualche persico sole.

ALBORELLA, SCARDOLA e TRIOTTO

alborella.jpgscardola.jpgtriotto.jpg

CAVEDANO, PERSICO SOLE

cavedano.jpgpersico sole.jpg

Quando andavo a pesca ogni tanto capitava qualche cattura più interessante, allora non rilasciavo il pescato e lo mantenevo in vita nel secchio per portarlo in peschiera. Con il tempo arrivarono anche specie meno comuni e un pochino più degne di nota, come persici reali, carassi, pesci gatto, tinche, barbi, gobioni e vaironi.

PERSICO REALE, CARASSIO e PESCE GATTO

persico reale.jpgcarassio.jpgpesce_gatto_nostrano.jpg

TINCA, BARBO e GOBIONE

tinca.jpgbarbo.jpggobione.jpg

VAIRONE

vairone.jpg
 

Matteo Noè

Utente
Con mio grande rammarico, dopo 6 mesi dall'inaugurazione, purtroppo però ancora mancava all'appello un importantissimo rappresentante della fauna ITTICA dei nostri fossi, la CARPA!!

Ma attenzione, stava arrivando la primavera e con essa la prima asciutta del 1996, e quindi un grave problema, il cavo Mainoni si asciuga completamente durante questo periodo, per cui la peschiera sarebbe rimasta senza nessuna immissione d'acqua e oltre ad asciugarsi lentamente, i pesci sarebbero rimasti a corto di ossigeno.
Allora, quando si dice la necessità aguzza l'ingegno, con MIO PADRE recuperai la pompa del vecchio impianto di mungitura della cascina, ormai dismesso e dopo un'opportuna modifica lo adattammo a funzionare con la presa di forza del trattore, invece che con la corrente elettrica. Così grazie a questo marchingegno dotato di una decina di metri di tubo flessibile una volta o due la settimana riuscivo a riempire ed ossigenare la peschiera, aspirando acqua dalla Baronella, attraversando la strada e immettendola nel mio fossetto, il tutto in un paio d'ore al massimo.

Dopo aver risolto il problema idrico avevo ancora tutte le intenzioni di recuperare delle carpe per la mia personale riserva (dico personale perché nonostante si fossero associati degli amici per la realizzazione del mio progetto, erano praticamente già tutti scappati davanti all'impegno che richiedeva), così appena i fossi si asciugarono io mi ci tuffai e un po' a mani nude, un po' con la rete catturai svariate carpe e tinche anche di grossa taglia, così da infoltire la mia popolazione.

CARPA SPECCHIO, CARPA REGINA e TINCA

carpa-a-specchio1.jpg carpa regina1.jpg Tinca1.jpg

Solo alla fine del mio regno su quello che era il mio piccolo reame, decisi di spendere dei soldi per immettere pesci nella peschiera. Mi trovavo in un garden e guardando nelle vasche con i pesci d'acquario notai che in una c'erano delle piccole carpe koi multicolori, rosse, rossonere, azzurre, gialle, bianche o mix di alcuni di questi colori. Così per pochi euro l'una, 8-10-12, ne comprai 5 e le introdussi nel mio fosso. Subito incontrarono delle condizioni a loro favorevoli e immediatamente, fin dal secondo giorno iniziarono a nutrirsi salendo in superfice a mangiare al momento dei pasti che ogni tanto somministavo, gettando nel laghetto pezzi di pane, polenta o pasture sfarinate che avevo in casa e usavo per andare a pesca.

CARPE KOI

koi.jpg

Nell'ultimo anno in cui tenni la peschiera, il '99, l'ambiente era ormai bellissimo. Mi limitavo a piccolissime manutenzioni come il taglio dell'erba e la potatura delle piante, poi ogni tanto introducevo qualche pesce (tanto per non perdere il vizio) e spesso passavo intere nottate vicino al mio laghetto facendo dei falò con gli amici più intimi o pescando per catturare e ogni tanto liberare gli esemplari più grossi. Non ho mai pesato o misurato i pesci che introducevo ma penso che quando la storia finì ci fossero in peschiera oltre 2 quintali di pesce (forse troppi? Non ne ho idea!), comunque era uno spettacolo, ormai penso si fosse creato un completo ecosistema uguale a quello di un qualsiasi altro fosso in Lombardia, con tanto di una ricca fauna bentonica tipica.

All'inizio del 2000 dovetti, con non poca fatica, abbandonare la mia piccola riserva per l'arrivo della famigerata "cartolina". Avrei passato i successivi 10 mesi lontano da casa e per di più questo periodo segnava per me il passaggio all'età adulta (forse tardi? SI!! Forse, infatti mi ritengo fortunato:104:), al mio ritorno avrei dovuto trovare un lavoro, che non avevo ancora cercato proprio in attesa della chiamata alle armi e non avrei più avuto il tempo per curare il mio spazio. Per cui vendetti il bestiame e liberai gran parte della fauna ittica. Era marzo quando diedi le chiavi della peschiera al papà di un amico che lì avrebbe piantato un orto e avrebbe usato il laghetto solo per irrigare la verdura.

A parte che oggi non potrei seguire un'attività del genere a causa della mia disabilità, causata da un incidente in moto, spesso però sogno quel posto e fantastico su di esso sperando al mio risveglio di essere sotto a uno di quei salici piangenti.
 

Matteo Noè

Utente
Grazie a te per averla letta!!

Mi scuso con chi ha già letto e con chi leggerà se sono stato eccessivamente prolisso ma i particolari mi sembravano importanti e così penso di aver detto più o meno tutto!!;)
 

damianopp

Utente
Con mio grande rammarico, dopo 6 mesi dall'inaugurazione, purtroppo però ancora mancava all'appello un importantissimo rappresentante della fauna ITTICA dei nostri fossi, la CARPA!!

Ma attenzione, stava arrivando la primavera e con essa la prima asciutta del 1996, e quindi un grave problema, il cavo Mainoni si asciuga completamente durante questo periodo, per cui la peschiera sarebbe rimasta senza nessuna immissione d'acqua e oltre ad asciugarsi lentamente, i pesci sarebbero rimasti a corto di ossigeno.
Allora, quando si dice la necessità aguzza l'ingegno, con MIO PADRE recuperai la pompa del vecchio impianto di mungitura della cascina, ormai dismesso e dopo un'opportuna modifica lo adattammo a funzionare con la presa di forza del trattore, invece che con la corrente elettrica. Così grazie a questo marchingegno dotato di una decina di metri di tubo flessibile una volta o due la settimana riuscivo a riempire ed ossigenare la peschiera, aspirando acqua dalla Baronella, attraversando la strada e immettendola nel mio fossetto, il tutto in un paio d'ore al massimo.

Dopo aver risolto il problema idrico avevo ancora tutte le intenzioni di recuperare delle carpe per la mia personale riserva (dico personale perché nonostante si fossero associati degli amici per la realizzazione del mio progetto, erano praticamente già tutti scappati davanti all'impegno che richiedeva), così appena i fossi si asciugarono io mi ci tuffai e un po' a mani nude, un po' con la rete catturai svariate carpe e tinche anche di grossa taglia, così da infoltire la mia popolazione.

CARPA SPECCHIO, CARPA REGINA e TINCA

Vedi l'allegato 28999 Vedi l'allegato 29000 Vedi l'allegato 29001

Solo alla fine del mio regno su quello che era il mio piccolo reame, decisi di spendere dei soldi per immettere pesci nella peschiera. Mi trovavo in un garden e guardando nelle vasche con i pesci d'acquario notai che in una c'erano delle piccole carpe koi multicolori, rosse, rossonere, azzurre, gialle, bianche o mix di alcuni di questi colori. Così per pochi euro l'una, 8-10-12, ne comprai 5 e le introdussi nel mio fosso. Subito incontrarono delle condizioni a loro favorevoli e immediatamente, fin dal secondo giorno iniziarono a nutrirsi salendo in superfice a mangiare al momento dei pasti che ogni tanto somministavo, gettando nel laghetto pezzi di pane, polenta o pasture sfarinate che avevo in casa e usavo per andare a pesca.

CARPE KOI

Vedi l'allegato 29002

Nell'ultimo anno in cui tenni la peschiera, il '99, l'ambiente era ormai bellissimo. Mi limitavo a piccolissime manutenzioni come il taglio dell'erba e la potatura delle piante, poi ogni tanto introducevo qualche pesce (tanto per non perdere il vizio) e spesso passavo intere nottate vicino al mio laghetto facendo dei falò con gli amici più intimi o pescando per catturare e ogni tanto liberare gli esemplari più grossi. Non ho mai pesato o misurato i pesci che introducevo ma penso che quando la storia finì ci fossero in peschiera oltre 2 quintali di pesce (forse troppi? Non ne ho idea!), comunque era uno spettacolo, ormai penso si fosse creato un completo ecosistema uguale a quello di un qualsiasi altro fosso in Lombardia, con tanto di una ricca fauna bentonica tipica.

All'inizio del 2000 dovetti, con non poca fatica, abbandonare la mia piccola riserva per l'arrivo della famigerata "cartolina". Avrei passato i successivi 10 mesi lontano da casa e per di più questo periodo segnava per me il passaggio all'età adulta (forse tardi? SI!! Forse, infatti mi ritengo fortunato:104:), al mio ritorno avrei dovuto trovare un lavoro, che non avevo ancora cercato proprio in attesa della chiamata alle armi e non avrei più avuto il tempo per curare il mio spazio. Per cui vendetti il bestiame e liberai gran parte della fauna ittica. Era marzo quando diedi le chiavi della peschiera al papà di un amico che lì avrebbe piantato un orto e avrebbe usato il laghetto solo per irrigare la verdura.

A parte che oggi non potrei seguire un'attività del genere a causa della mia disabilità, causata da un incidente in moto, spesso però sogno quel posto e fantastico su di esso sperando al mio risveglio di essere sotto a uno di quei salici piangenti.
Gran bella Storia Matteo, hai riportato la mia mente a più o meno 30 anni fa, ai fossi della mia terra, alle alborelle ai Cavedani, alle carpe specchio e di tanto in tanto qualche bella trota salmonata.
E perché no, un bagno nel fiume dopo aver pescato, tanto l'acqua era pulita [emoji12]

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Numero 1/2021
•Ne ho visti di tutti i colori…(ovvero i Discus all’orientale”) di Francesco Zezza
•Un Malawi “fatto in casa“ di Luca Zuccaro
•Lamprologus ocellatus di Denis Lampredi
•I tropici dietro casa di Lorenzo Tarocchi e Nicola Fortini
•Veloci, sempre più veloci. L’evoluzione dei ciclidi del lago Tanganica di Livio Leoni
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